Speciale D.L. Sviluppo-bis

Come le start-up innovative affrontano la crisi aziendale

Tra i benefici riconosciuti alle start-up innovative rientra l'assoggettamento di tali societa' alla speciale procedura di soluzione delle crisi aziendali prevista dalla legge n. 3/2012. Conseguentemente, tali soggetti vengono sottratti, limitatamente ai primi 4 anni di vita, alle usuali procedure concorsuali. Si tratta di un beneficio che vuole, da un lato, dare atto delle difficolta' che tali imprese incontrano dovendosi occupare dello sviluppo e commercializzazione di prodotti o servizi ad alto contenuto tecnologico e, dall'altro, fare in modo che tali imprenditori possano ripartire, in un secondo momento, con un nuovo progetto. A tal fine, e' stato previsto che decorsi 12 mesi dall'iscrizione nel Registro Imprese del decreto di apertura della procedura di liquidazione, l'accesso ai dati relativi ai soci sia consentito solo all'autorita' giudiziaria e a quelle di vigilanza.

 

Un’importate caratteristica delle nuove start-up innovative è data dall’alto rischio di insuccesso dell’attività intrapresa, conseguente all’elevato contenuto tecnologico e innovativo che essa deve presentare. Non sempre, infatti, la commercializzazione di prodotti o servizi high-tech è in grado, da sola, di assicurare il conseguimento di un livello di fatturato tale da assicurare un’ottimale remunerazione degli investimenti posti in essere. Peraltro, la “scommessa sull’innovazione”, per avere un minimo di probabilità di successo, richiede adeguati investimenti che, in caso di fiasco, possono rendere l’eventuale crisi aziendale particolarmente gravosa. Non bisogna dimenticare, infatti, che il decreto Sviluppo-bis (D.L. 18 ottobre 2012, n. 109, pubblicato nella G.U. n. 245 del 19 ottobre scorso, in vigore dal 20 ottobre 2012) riconosce la qualifica di start-up innovativa alle società che, oltre a dedicarsi allo sviluppo e commercializzazione di prodotti o servizi innovativi, possiedano almeno uno dei seguenti requisiti:

1) le spese per ricerca e sviluppo, senza contare quelle per l’acquisto di immobili, siano superiori al 30% del maggiore tra spese totali e valore della produzione;

2) almeno 1/3 della forza lavoro complessiva sia in possesso di titolo di dottorato o stia svolgendo un dottorato presso un’università italiana o straniera, oppure possegga una laurea e abbia svolto, da almeno tre anni, attività di ricerca certificata presso istituti di ricerca pubblici o privati, in Italia o all’estero;

3) la società sia titolare o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa a un’invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale o all’attività di impresa.

Tutti requisiti il cui rispetto richiede, di certo, il sostenimento di adeguate spese che, a meno di non essere interamente coperte con capitale proprio, impongono l’intervento di soggetti terzi.

La consapevolezza dell’elevato rischio di impresa che caratterizza le start-up innovative, unito alla volontà di “[…] indurre l’imprenditore a prendere atto il prima possibile del fallimento del programma posto a base dell’iniziativa, posto l’elevato tasso di mortalità fisiologica delle start-up”, sono alla base della scelta di sottrarre le start-up innovative alle usuali procedure concorsuali e di assoggettarle, invece, a quelle contenute nel capo II dalla legge 27 gennaio 2012, n. 3.

In sintesi, le procedure in esame hanno lo scopo di consentire la risoluzione delle crisi da sovraindebitamento che investono gli imprenditori non soggetti né assoggettabili alle usuali procedure concorsuali e si basano sul raggiungimento, con l’intervento di un Organismo di composizione della crisi, di un accordo approvato dai creditori rappresentanti almeno il 70% dei crediti assicurando, nel contempo, l’integrale pagamento di quelli estranei allo stesso, ivi inclusi i titolari di crediti privilegiati.

Conseguentemente, si prescinde da ogni parametro di fallibilità della società (attivo patrimoniale dei tre esercizi precedenti non superiore a 300.000 euro; ricavi lordi dei tre esercizi precedenti di ammontare complessivo non superiore a 200.000 euro; debiti, anche non scaduti, non superiori a 500.000 euro). Si tratta, pertanto, di società che pur essendo fallibili, perché rientranti nei suddetti parametri dimensionali, per effetto della norma speciale contenuta nel D.L. Sviluppo-bis, “beneficiano” della differente procedura di cui alla legge n. 3/2012.

Ciò, beninteso, a condizione che il debitore sia una start-up innovativa e la crisi insorga nei primi 4 anni dalla costituzione della società. Vale, dunque, la regola generale che riconosce i vari benefici ricollegabili alla qualifica di start-up innovativa limitatamente ai primi 4 anni di vita che rappresentano una sorta di forfetizzazione legale del periodo di avvio dell’attività.

Secondo la relazione di accompagnamento al decreto, la scelta di sottrarre le start-up innovative alle usuali procedure concorsuali ha lo scopo di:

1) contrarre i tempi di liquidazione giudiziale della società attraverso l’uso di un procedimento più semplice rispetto a quelli della legge fallimentare;

2) non privare l’imprenditore della capacità di fare impresa dando luogo, piuttosto, una segregazione del patrimonio destinato alla soddisfazione dei creditori concorsuali;

3) consentire alla start-up di ripartire in un secondo momento con un nuovo progetto imprenditoriale.

Quest’ultimo obiettivo è rafforzato dalla previsione che, decorsi 12 mesi dall’iscrizione nel Registro Imprese del decreto di apertura della procedura di liquidazione di cui al capo II della legge n. 3/2012, i dati relativi ai soci della start-up innovativa non siano più accessibili al pubblico ma esclusivamente all’autorità giudiziaria e alle autorità di vigilanza.

La norma precisa che la disposizione in oggetto si applica anche ai titolari di cariche o qualifiche nella società che rivestono la qualità di socio. La schermatura può dunque riguardare anche gli amministratori, nel caso in cui risultino essere soci della società, mentre vengono penalizzati quelli esterni i cui dati, in caso di crisi da sovraindebitamento, resteranno comunque accessibili.

In pratica, l’onta dell’insuccesso dell’iniziativa intrapresa finisce per gravare solo sulla società senza che ne vengano direttamente influenzate le persone fisiche che l’hanno posta in essere. Del resto, la start-up innovativa è essenzialmente una società di persone con il beneficio della responsabilità limitata, atteso che il D.L. Sviluppo-bis richiede obbligatoriamente che la maggioranza delle quote o azioni rappresentative del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria dei soci siano detenute da persone fisiche.

Per impedireagevoli condotte elusive” si prevede che la predetta disposizione si applichi anche a quei soggetti la cui attività consiste nella raccolta di informazioni in banche dati. Si vuole in tal modo evitare che le informazioni relative ai soci delle start-up che “non ce l’hanno fatta”, benché schermate presso il Registro Imprese, finiscano per riapparire nelle predette banche dati.

La “riserva protetta” che assicura alle start-up innovative l’accesso alle speciali procedure di cui alla legge n. 3/2012, oltre ad essere riconosciuta solo per i primi 4 anni di vita, viene inoltre esclusa in tutti i casi in cui, prima del decorso di tale termine, la società perda uno dei requisiti che valgono ad attribuirle la qualifica di start-up innovativa.

Infine, la vigilanza sul corretto utilizzo delle agevolazioni e sul rispetto della disciplina in esame è attribuita al Ministero delle Sviluppo economico che può avvalersi del Nucleo speciale spesa pubblica e repressione frodi comunitarie della Guardia di Finanza secondo le modalità previste dall’art. 25, D.L. n. 83/2012.


News del: 23/10/2012
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